Come abbiamo visto nel post sulla anatomia e composizione dell’unghia, la stessa è composta da una percentuale in acqua pari a circa il 18%, ma se questa percentuale si riduce diventa fragile in quanto é secca. La notevole permeabilità all’acqua dell’unghia e il fatto che la lamina varia il suo contenuto di acqua molto rapidamente fanno sì che la fragilità ungueale sia una patologia comune, soprattutto nelle donne. 

La predisposizione del sesso femminile allo sviluppo di questo problema non è solo dovuta a fattori ambientali (ripetuto contatto con acqua e detergenti) o di costume (le unghie lunghe si disidratano più facilmente) ma anche a fattori ormonali che condizionano il contenuto in lipidi delle unghie e quindi la loro suscettibilità alla disidratazione.

Dopo la menopausa il contenuto lipidico della lamina diminuisce e le unghie divengono tipicamente più fragili, secche e suscettibili a fratture.

La fragilità ungueale da disidratazione della lamina è anche detta fragilità idiopatica. Le unghie affette sono assottigliate, si sfaldano nella loro porzione distale, si spezzano e possono presentare fissurazioni. Talvolta la fragilità interessa solo la superficie dell’unghia, che si degranula e presenta piccole macchie biancastre, da non confondere con quelle conosciute volgarmente come “gelosie”.

La fragilità ungueale è aggravata dal contatto, professionale o non, con agenti disidratanti, quali solventi, detergenti e prodotti chimici. Anche i microtraumi ripetuti possono precipitare la comparsa di una fragilità ungueale.

Una fragilità ungueale può però essere segno di malattie che alterano la formazione dell’unghia. Qualsiasi malattia che interferisce con l’attività della matrice e quindi con la produzione della lamina ungueale può causare una fragilità secondaria. Ne sono un esempio la fragilità che si osserva nei pazienti con psoriasi, lichen planus, alopecia areata. In questi casi la fragilità si associa ai segni clinici ungueali tipici di ciascuna malattia e sono spesso interessate non solo le unghie delle mani ma anche le unghie dei piedi.

Una fragilità secondaria può anche essere conseguenza di patologie che distruggono la struttura cheratinica dell’unghia, come le onicomicosi, o di patologie che riducono la vascolarizzazione delle dita.

Per questo è importante in caso di fragilità rivolgersi presto a un Dermatologo che, valutando le manifestazioni ungueali e effettuando una visita generale, può eventualmente prescrivere gli accertamenti più idonei

Il trattamento

Il trattamento della fragilità idiopatica prevede prima di tutto la reidratazione dell’unghia attraverso prodotti topici che favoriscano il legame dell’acqua alla lamina.

E’ necessario anche proteggere le unghie dai fattori ambientali che favoriscono la disidratazione e quindi evitare il contatto ripetuto con acqua detergenti e solventi; in genere è consigliabile utilizzare sempre i doppi guanti (cotone e gomma) per le attività casalinghe. L’apporto di aminoacidi, oligoelementi e vitamine è indicato quando è evidenziabile una carenza. Anche l’assunzione di biotina per via orale può rivelarsi molto utile.La fragilità ungueale secondaria richiede un trattamento specifico indirizzato verso la malattia che ne è causa. In particolare è importante trattare prontamente con cortisonici il lichen planus ungueale in quanto questa malattia, se trascurata, può distruggere definitivamente le unghie.

Conclusioni

La fragilità ungueale può essere:

  • Idiopatica, quando l’unghia si disidrata a causa di fattori interni od esterni.
  • Secondaria, quando appare a seguito di malattie come ad esempio onicomicosi, psoriasi, lichen planus, alopecia areata.

Quando possiamo eseguire la ricostruzione dell’unghia?

Sottolineando che spetta al medico definire la causa della fragilità, solo dopo possiamo procedere alla ricostruzione dell’unghia considerando che:

  • In caso di fragilità idiopatica, trattamenti troppo frequenti come applicazione di smalti a solvente e a pochi giorni rimozione con acetone, impoveriscono ancor di più l’unghia della parte acquosa, tuttavia l’applicazione di gel, acrilici o smalti gel che comportano la rimozione dopo circa quattro settimane, possono addirittura portare ad un miglioramento della situazione in quanto di fatto rallentano drasticamente l’evaporazione dell’acqua dall’unghia, e proteggono dagli agenti esterni.
  • In caso invece di fragilità secondaria data da una malattia, la ricostruzione può essere eseguita solo nel caso in cui non si necessiti di avere la lamina non coperta per l’assunzione di farmaci ad uso topico come ad esempio lozioni e creme.

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